> COME DIMAGRIRE

La terapia del sovrappeso deve essere indirizzata verso una riduzione dell'apporto calorico attraverso una dieta ipocalorica e un aumento del consumo energetico ottenuto tramite un incremento dell'attività fisica. In altre parole, il fondamento della terapia è rappresentato dalla negativizzazione del bilancio energetico. In molti casi è quindi sufficiente la sola dieta accompagnata da un modesto aumento dell'attività fisica per ottenere un buon risultato. In un numero più ristretto di casi tutto ciò non è sufficiente ed è quindi necessario ricorrere ad un aiuto farmacologico. A questo riguardo ci sono opinioni contrastanti sulla utilità ed opportunità dell'uso di farmaci in quanto essi permettono sicuramente di ottenere un dimagrimento ma posseggono rilevanti effetti indesiderati e, inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi il peso perduto viene recuperato rapidamente dopo la loro sospensione.

Ma vediamo brevemente di quali sostanze si tratta e cerchiamo di capire quali sono quelle più indicate:

Ormoni tiroidei. Sono stati esclusi dalla maggior parte dei medici come "farmaci dimagranti" a causa degli imponenti effetti collaterali. Il loro uso è giustificato soltanto quando il sovrappeso è dovuto ad una ridotta funzione della tiroide che quindi va aiutata somministrando la quantità di ormone che la ghiandola non riesce a produrre. Se essi vengono somministrati a persone in cui la tiroide funziona normalmente possono determinare un dimagrimento attraverso un aumento rilevante del metabolismo basale, ma hanno molti e importanti effetti indesiderati come cardiopalmo, tachicardia, ipertensione arteriosa, aritmie cardiache, sudorazione, tremori, stato di agitazione, diarrea.

Anoressizzanti. Questa categoria di farmaci agisce riducendo la sensazione di fame. Il capostipite è rappresentato dall'amfetamina che, come molti sanno, è una sostanza eccitante per il sistema nervoso centrale. Ha un notevole effetto anoressizzante ma anche grossi effetti collaterali a livello del sistema nervoso e cardiovascolare per cui non è indicata per dimagrire. Dall'amfetamina è stata derivata prima la fenfluramina che eliminava gran parte degli effetti indesiderati e, più recentemente, la destrofenfluramina che agisce in modo selettivo riducendo la tendenza ad assumere carboidrati senza presentare effetti rilevanti sul sistema nervoso. In uno studio effettuato negli Stati Uniti si è infatti notato che molti obesi assumono quantità non eccessive di calorie durante i pasti principali ma effettuano fra un pasto e l'altro spuntini ad alto contenuto di zucchero che complessivamente innalzano l'apporto calorico giornaliero di 700 - 800 kcalorie. Con la destrofenfluramina viene meno questa pulsione verso i carboidrati con un riequilibrio complessivo della quota calorica. Purtroppo, anche in questo caso la sospensione della terapia comporta un ritorno alle vecchie abitudini alimentari con un rapido ritorno al peso di partenza.

Diuretici. Usati in modo appropriato sono innocui, ma non determinano un vero dimagrimento. Infatti la perdita di peso è dovuta ad una riduzione del contenuto di acqua dell'organismo e non a quella di grasso. Comunque, a mio parere, sono utili specialmente nella fase iniziale della dieta perchè la rapida riduzione del peso che determinano nei primi giorni rappresenta soprattutto un incentivo psicologico per il paziente che quindi vede premiato il proprio impegno ed è motivato nella continuazione della cura. I diuretici più adatti sono quelli che hanno un'azione blanda ma prolungata nel tempo, come il clortalidone.

Edulcoranti. Vengono usati durante la terapia dietetica per ridurre l'apporto calorico fornito dagli zuccheri semplici. Infatti, a parità di potere dolcificante determinano un apporto di calorie trascurabile rispetto allo zucchero comune. Il dolcificante più antico è rappresentato dalla saccarina che ha un potere dolcificante circa 400 volte quello dello zucchero. Alcuni anni fa fu prospettata una certa attività cancerogena di tale composto, ma successivamente l'allarme è rientrato in quanto è stato appurato che, se pur presente, questa caratteristica si manifesta con dosaggi molto elevati e quindi l'uso che ne viene fatto comunemente non comporta alcun rischio. Altro dolcificante è l'aspartame che ha un potere dolcificante circa 150 volte quello dello zucchero. Esso è attualmente molto diffuso in commercio anche perchè ha un gusto più gradevole rispetto alla saccarina. Da evitare come dolcificante ipocalorico è il fruttosio poichè non solo fornisce le stesse calorie dello zucchero (e quindi è sbagliato ritenerlo ipocalorico), ma ha anche un potere ingrassante superiore.

Inibitori dell'assorbimento lipidico. Queste sostanze in pratica agiscono "aggrappandosi" ai grassi presenti nel cibo ingerito contrastandone, quindi, l'assorbimento. Il più usato è il DAED, cioè il dietil-amino-etil-destrano, che è un farmaco molto sicuro in quanto non viene assorbito ed è praticamente privo di effetti collaterali. Recentemente è stato commercializzato un nuovo farmaco (orlistat) che, inibendo l’enzima lipasi nell’intestino riduce del 30% l’assorbimento dei grassi e quindi l’apporto calorico.

Comunque, è opportuno ricordare che deve essere un medico a scegliere la terapia farmacologica più adeguata e non si deve mai ricorrere alla pratica della "autoprescrizione" come, invece, spesso avviene.

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